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Venere_1

Nel primo viaggio di prova, fatto durante lo stage con Francesco, decido di sperimentare il pianeta Venere. Mentre sono ancora all'interno del veicolo, vedo dall’alto una distesa desertica con delle montagne sullo sfondo. Sono basse e appuntite. Non è decisamente quella Venere fantastica che ci fanno vedere. C’è tanta luce. Sono convinta di essere già atterrata (il veicolo atterra in verticale) ma poi mi rendo conto che mi stanno ancora facendo atterrare in modo molto lento. È come andare al "rallenty". Francesco in effetti ci aveva raccomandato di andare molto piano perché l’energia del pianeta è forte e noi non avremmo saputo gestirla (siamo 5 allieve). Col senno di poi capisco che con me c’è un co-pilota che fa le manovre al posto mio e che mi guiderà anche in seguito. E questo co-pilota altri non è che Francesco.

Scendo dal lato destro del veicolo e comincio a guardarmi intorno. All’inizio non vedo altro che la distesa desertica bianca e le montagne in lontananza. Poi qualcuno mi dice spingendomi dolcemente: “Fai il giro”, intendendo del veicolo. Faccio quindi il giro passando davanti al veicolo e, dalla parte opposta a quella in cui sono scesa, finalmente vedo un edificio basso con una grande vetrata, tipo una stazione aeroportuale. E, in effetti, mi rendo conto di essere atterrata su una pista. Non so cosa fare, cosa vedere… Ad un certo punto visualizzo, dentro la stazione, una sala comandi come se fosse una sorta di torre di controllo. Alcuni uomini sono seduti alla consolle e davanti a loro c'è una grande vetrata che dà sulla pista. Uno di loro, come se fosse il responsabile di sala, è in piedi dietro gli altri. Indossa una tuta di colore grigio chiaro metallizzato, che cade morbida sul corpo ed è chiusa alle caviglie. L'uomo si china sulla consolle di comando e, avvicinandosi ad un microfono appoggiato sul banco, annuncia: “È arrivata!” [quando lo racconto, al termine dell'esperienza, tutte ridiamo e Francesco conferma]. Guardo meglio sulla pista e mi accorgo che, dalla stazione aeroportuale, arrivano tre persone con tuta e scafandro che, avendo percepito le mie perplessità, mentalmente mi dicono: “Sì, siamo come te!”. Nel senso: qui su Venere fisicamente siamo come te. Ad un certo punto intravedo, accanto a loro, un veicolo che non ha niente di conosciuto, è una cosa avveniristica… un veicolo che rimane sospeso da terra, chiuso da una cupola di vetro. Continuando a guardarmi intorno, mi accorgo che un po' più distante c'è un altro edificio: non riesco a vederne bene i contorni ma è più alto. Mi avrebbero dovuto portare a salutare il comandante che risiedeva in quell’edificio… dovevano presentarmi a lui. Il tutto continua ad avvenire con una lentezza incredibile…

Purtroppo il viaggio viene interrotto dallo squillo del mio cellulare che ho, ahimè, dimenticato acceso. Rientriamo tutte e poi Francesco conferma tutto: “Bene, Ghinny! Hai centrato!”. Concludo con il ricordo di aver percepito un’energia incredibile.